« News

Posteggi, i calcoli aspettando Losanna

Tassa di collegamento, gli importi pagati in questi anni da dipendenti e aziende potrebbero essere riversati 
Modenini: «Molte ditte hanno già smesso di accantonare» – Locatelli: «Il Governo poteva pensarci prima»

La tassa di collegamento è in stand-by dal 2016 in attesa che il Tribunale federale si pronunci sui ricorsi di privati e aziende. Eppure, il tema non smette di far discutere. A rilanciare il dibattito è stata un’affermazione del direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali che, sollecitato in merito (vedi edizione del CdT di ieri a pagina 3) ha dichiarato che «il Governo sta portando avanti delle riflessioni sul tema della retroattività della tassa anche qualora ci venisse accordata. Come Consiglio di Stato ci siamo chiesti se avesse senso, oggi, andare a chiedere questi soldi in arretrato. E dal mio punto di vista la risposta è no». Un cambio di rotta che potrebbe incidere non poco sui bilanci di aziende e singoli cittadini (vedi anche articolo a lato) che, in attesa della sentenza dell’Alta Corte, stanno iniziando a fare qualche calcolo. Come osserva il direttore della Camera di commercio del Canton Ticino, Luca Albertoni, «le realtà sono diverse: c’è chi ha accantonato fin dall’inizio i soldi e chi, invece, sta speculando nella speranza che la tassa non entri in vigore. Personalmente concordo sull’entrata in vigore non retroattiva della tassa, ma sono altresì cosciente che alla fine, qualsiasi sia lo scenario che si presenterà, vi saranno non pochi problemi per le aziende. In primis da un punto di vista amministrativo». Sì perché le ditte che hanno deciso di riversare sui propri dipendenti i costi legati alla tassa non solo «hanno incontrato diverse difficoltà con l’autorità fiscale che, sembrerà incredibile, ma non accettava accantonamenti legati alla tassa», aggiunge Albertoni. Ma anche perché «se il prelievo non dovesse entrare in vigore retroattivamente significa che le imprese dovranno restituire tali importi. E per alcuni potrebbe essere un colpo duro». Senza contare il fatto che «questi soldi sono stati messi nel congelatore in attesa della sentenza del Tribunale federale e, di conseguenza, le ditte non hanno potuto investirli ad esempio per essere più concorrenziali. Facendo una stima a grandi linee, si può pensare che per un’azienda con 150 posteggi l’impatto sia sui 150 mila franchi». Da parte sua Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (AITI), pone l’accento sul ritardo «piuttosto sconcertante» della sentenza dell’Alta Corte, che nel frattempo ha portato molte aziende «a considerare inverosimile che la tassa avrà carattere retroattivo, per cui alcune di queste hanno smesso di percepire gli importi, speculando proprio sul fatto che non verranno richiesti gli arretrati». Tra i circa duecento associati all’AITI, «si stima che un buon 2/3 sia soggetto al pagamento della tassa e, di conseguenza, penso nel complesso siano stati accantonati annualmente una decina di milioni di franchi».

Calcolatrice alla mano anche per il patron del Fox Town Silvio Tarchini (fin dall’inizio tra i più accaniti oppositori della tassa), che ci spiega come il suo gruppo stia accantonando 2,6 milioni di franchi l’anno in attesa di una decisione del Tribunale federale. «Non è – commenta – una bella situazione, anche se continuo a essere fiducioso. Credo che i giudici alla fine non approveranno la tassa».

«Chi in questi anni – aveva affermato ieri il consigliere di Stato Claudio Zali – ha versato l’importo magari è stato disencentivato (all’idea di spostarsi in auto sul tragitto casa-lavoro, ndr). Anche ricevendo indietro i soldi difficilmente cambierebbe idea». Una posizione che però non convince Tarchini. «Non mi sembra che la tassa abbia risolto i problemi del traffico, anzi. Basta vedere gli ingorghi che si formano tutti i giorni sulle nostre strade. Sono scomparsi magari dei posteggi, e anche noi al Fox Town li abbiamo diminuiti, ma le persone in realtà lasciano semplicemente l’auto altrove, alcuni anche in modo un po’ selvaggio». Detto dei datori di lavoro, ad attendere con trepidazione la sentenza dei giudici di Losanna sono anche i cittadini che ogni mese si vedono trattenere una parte del salario. «Come sindacato, qualora la tassa venisse introdotta senza effetto retroattivo, vigileremo affinché ai lavoratori sia risarcito ogni centesimo dei contributi versati», afferma Paolo Locatelli dell’OCST. «E per chi ha iniziato a pagare dal 2016, questo si traduce in una 13.esima non da poco. In ogni modo, non ho problemi a dire che una riflessione sull’entrata o meno in vigore retroattivamente andava fatta molto tempo fa. Sono deluso».

DA SAPERE

Il principio

Iscritto nella Legge sul trasporto pubblico dal 1994, il principio della tassa di collegamento prevede che «chi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell’offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento».

In Gran Consiglio

Grazie alla tassa, sostenuta in Parlamento il 14 dicembre 2015 con 64 sì (Lega, PLR, PS e Verdi), 6 no (La Destra e un PLR) e 13 astensioni (PPD), il Cantone stima un incasso annuo pari a 18 milioni di franchi. Il provvedimento sarà soggetto a un periodo di prova della durata di 3 anni.

Le firme e il sì popolare

L’Associazione economia ambiente (ASSEA) ha promosso il referendum con il sostegno di UDC, Area Liberale e MontagnaViva. Le firme valide raccolte sono ben 24.084, mentre ne bastavano 7.000. Da subito la riuscita è apparsa una formalità. Anzi, è un record. Mai un referendum era riuscito a raggiungere una quota tanto importante di sottoscrizioni. Il 5 giugno 2016 il 50,7% dei votanti sposa la linea del Territorio e dice sì alla tassa di collegamento.

I ricorsi

Sono una ventina i ricorsi inoltrati al Tribunale federale. In particolare, sei arrivano dalla grande distribuzione: Coop, Manor, Media Markt Grancia, Mobili Pfister, Migros e Fox Town.

Chi paga e quanto

Assoggettati alla tassa sono i grandi generatori di traffico, ossia circa 200 proprietari di aree di posteggio con oltre 50 posti auto. Dal 1. agosto alle aziende verranno prelevati 3,50 franchi al giorno per ciascun parcheggio destinato ai dipendenti, mentre ai centri commerciali saranno prelevati 1,50 franchi per quelli riservati ai clienti.

Le eccezioni

Sono esentati i parcheggi destinati alle abitazioni, ai veicoli di servizio, ai fornitori, al carico e scarico, all’esposizione e al deposito, alle attività turistiche, di svago e culturali, ai luoghi di culto e ai visitatori di strutture sociosanitarie.

LA TESTIMONIANZA

Il 5 giugno del 2016 la tassa di collegamento è stata approvata in votazione popolare, entrando in vigore (seppur bloccata dai ricorsi) a partire dal 1. agosto dello stesso anno. E le aziende toccate hanno quasi subito iniziato a riversare, chi più chi meno, la tassa sui loro dipendenti, detraendola dalla busta paga e mettendola su un conto separato in attesa di una decisione da parte del Tribunale federale. E le aziende hanno trovato le formule più disparate. C’è chi ha deciso di assumersi buona parte della tassa, chi di fare «fifty-fifty», chi di spalmare «in modo solidale» la tassa su tutti i dipendenti (anche su coloro non soggetti alla stessa o a chi, per arrivare sul posto di lavoro, utilizza i mezzi pubblici) e chi invece ha deciso di non metterci neppure un franco e di far sì che la tassa venisse pagata completamente dagli impiegati. È questo per esempio il caso di Silvia (il nome è noto alla redazione), dipendente di una società del Luganese che abbiamo incontrato e che ci ha raccontato la sua situazione. Ogni mese dal suo stipendio vengono decurtati 80 franchi (oltre a quelli del posteggio aziendale). Per lei l’ipotesi che il Governo decida di rinunciare alla retroattività della tassa è una buona notizia. Significa che – indipendentemente da come deciderà il Tribunale federale – potrebbe presto ricevere, d’un botto, i 1.920 franchi che ha versato al datore di lavoro in questi 24 mesi. «Almeno – ci spiega – ho involontariamente risparmiato un po’ di soldi». Ma poi, pensandoci un attimo, Silvia ci fa notare l’altro lato della medaglia. «È però anche vero che sono anni difficili, in cui la paga non è aumentata, e che quei quasi 2.000 franchi che ho versato mi avrebbero fatto comodo. Alcune volte gli ottanta franchi che mi mancavano mi avrebbero aiutato ad arrivare a fine mese». Ma la prassi di far pagare la tassa ai dipendenti pur sapendo che forse non sarebbe mai entrata in vigore – facciamo notare – è stata introdotta proprio per evitare (qualora i giudici di Losanna dovessero dare luce verde alla stessa) di pretendere dai dipendenti, magari in una volta sola, gli arretrati. Ottanta franchi al mese, appunto, invece che 1.920 in un colpo solo (e senza preavviso). «È vero – ribatte Silvia – ma visto che sono passati oltre due anni e mezzo dalla votazione, e che si parla di un bel po’ di soldi, forse il Governo avrebbe potuto decidere più in fretta in merito alla retroattività della tassa».

Fonte: www.cdt.ch