Storia

Il Ticino e l'industria

Cenni storici

La realtà economica del Cantone Ticino di oggi

Le aree economiche di confine



Cenni storici
Il decollo relativamente tardo dell'industria nel Cantone Ticino, soprattutto se paragonato all'insieme della Svizzera, è dovuto a ragioni storiche. L'esiguo mercato interno e gli ostacoli creati dalla difficoltà e dai costi dei trasporti e dal confine politico con l'Italia sono state fra le prime cause di uno sviluppo orientato, all'origine, principalmente verso il solo artigianato. Il Ticino assistette pressoché da spettatore agli avvenimenti economici originati dalla rivoluzione industriale del secolo XIX e visse in una sorta di vero e proprio isolamento fino alla realizzazione del traforo del San Gottardo nel 1882.
 
Il mercato interno, circoscritto dalle barriere politiche e geografiche, era troppo piccolo per stimolare la meccanizzazione delle imprese artigiane e non permise al Cantone di partecipare al fenomeno di espansione economica della prima metà del XIX secolo. Solo pochi settori, fra cui quello del tabacco e della filatura, mostravano, seppure in modo sporadico e discontinuo, dei sintomi di sviluppo.
 
Fra le prime aziende nate in Ticino notiamo la Cartiera di Tenero, che fu realizzata nel 1855 quale secondo opificio del settore della carta in Svizzera. Nelle zone di Mendrisio e di Lugano sorsero in quegli anni le prime filande dedite alla lavorazione della seta. L'industria del tabacco, relativamente fiorente, e la cui produzione si rivolgeva in un primo tempo soprattutto verso il mercato italiano, a causa dell'aumento dei dazi doganali decretati dall'Italia, dovette cercare nuovi sbocchi in mercati lontani come il Sudamerica. Nella regione di Lugano iniziarono la loro attività anche le prime fabbriche ticinesi di orologi. Per gli altri settori, il panorama industriale era caratterizzato prevalentemente da qualche mulino, pastifici, concerie, minuscole officine meccaniche e dall'industria della lavorazione del granito che, per lunghi anni mostrò un'importante crescita.
 
Le attività economiche cantonali vissero periodi di stagnazione tali da non riuscire nemmeno a dare sostentamento a tutta la popolazione. Gli scarsi proventi dell'agricoltura e i pochi posti di lavoro offerti dall'industria fecero quindi sì che il Ticino fosse triste terra d'emigrazione (su 10 svizzeri costretti ad emigrare nel corso dell' '800, almeno uno era ticinese).
 
La svolta, anche se attutita dall'enorme ritardo accumulato, si verificò con la realizzazione del traforo ferroviario del San Gottardo. Era il 1882. Terminato il lungo isolamento si instaurarono quasi immediatamente importanti relazioni commerciali con il resto della Svizzera. L'allacciamento diretto, regolare e continuo, con il Nord permise la creazione di nuove attività industriali che, affiancate alle esistenti, trovarono delle interessanti opportunità sul mercato.
 
Si trattò, per larga parte, di fenomeni insediativi realizzati grazie a capitali svizzero-tedeschi, favoriti dall'ottima disponibilità di manodopera e dalle abbondanti fonti energetiche. La svolta favorevole, causata dal potenziamento delle trasversali alpine, impresse notevole sviluppo anche all'industria estrattiva delle pietre e a quella delle costruzioni ma, quel che più conta, fece propagare in Ticino nuove speranze per un recupero graduale delle potenzialità economiche.
Il rapido insediamento di nuove imprese industriali determinò una profonda trasformazione della struttura economica e industriale, ma segnò anche la fine di attività fino ad allora importanti, quali per esempio la lavorazione della seta.
I profondi mutamenti in atto fecero sì che anche in Ticino le persone occupate nell'agricoltura diminuissero rapidamente, tanto da risultare ben presto meno numerose di quelle impiegate nell'industria. Eccezionale fu lo sviluppo dei rami abbigliamento, metallurgia e alimentare, mentre fra le industrie nate nel XIX secolo solo quella del tabacco fu in grado di sopravvivere.
Questa fase di evoluzione permise di portare a 250 il numero di imprese industriali e a quasi 8’000 quello dei suoi addetti. Con il sopraggiungere della prima e della seconda guerra mondiale le fasi di ripresa si bloccarono bruscamente, dimostrando la fragilità di questo ancora giovane settore economico.
 
Dopo la seconda guerra mondiale il Ticino divenne meta ambita di lavoratori stranieri, trasformando il Cantone da un'identità di regione di emigrazione in una di immigrazione. Questo fenomeno fu accentuato notevolmente dalla vicinanza della frontiera con l'Italia e la possibilità, per gli emigrati italiani che si stabilirono da noi, di mantenere la loro lingua e cultura.
 
L'espansione di un elevatissimo numero di piccole aziende è stata favorita, in gran parte, dalla possibilità di poter disporre delle grandi potenzialità di un mercato del lavoro – quello italiano – che stentava in quegli anni a dare occupazione a tutti. I lavoratori frontalieri-pendolari hanno quindi in gran parte determinato la crescita industriale del Canton Ticino dal punto di vista quantitativo. A livello qualitativo ciò ha in parte frenato il processo di razionalizzazione e di meccanizzazione delle nostre fabbriche. La trasformazione da sistemi industriali "labour-intensive" a quelli "capital-intensive" è quindi, e ancora una volta, avvenuta con un certo ritardo rispetto ad altre regioni economiche della Svizzera. La riconversione industriale, attuata prevalentemente fra gli anni '70 e '80, ha provveduto a riequilibrare gli antichi scompensi, tanto che oggi, il fenomeno del frontalierato, è giudicato dagli operatori economici come uno dei più importanti fattori su cui si basa il nostro tessuto economico. E' soprattutto grazie alla possibilità di poter ricorrere ai lavoratori frontalieri che i nostri imprenditori hanno potuto ovviare ad un mercato del lavoro indigeno prosciugato in gran parte dal terziario pubblico e privato. Fra di essi, infatti, la nostra imprenditoria ha trovato e trova tuttora persone dotate di quelle, a volte particolari, qualifiche professionali, che permettono di affrontare l'impellente e continua sfida dell'innovazione tecnologica.
 
 
La realtà economica del Cantone Ticino di oggi
Siamo un Cantone che fà da ponte tra due delle aree economiche più robuste e dinamiche d’Europa: la Lombardia a sud (con il polo di Milano) e la regione di Zurigo a Nord. Il Ticino, istituzionalmente ben integrato nella Confederazione elvetica, appartiene alla cultura italiana ed è rivolto economicamente sia a nord che a sud. Geograficamente si trova su uno dei principali assi di collegamento tra il nord e il sud dell’Europa, il cosiddetto asse del San Gottardo.
 
Il nostro Prodotto interno lordo cantonale è di circa 15.4 miliardi di franchi e rappresenta il 3,8% del PIL svizzero. Per una popolazione di 317'000 abitanti, il PIL pro capite è di ca 48'000.- franchi.
 
L'economia ticinese è composta da poco meno di 21mila imprese (con una classificazione che non corrisponde esattamente a quella considerata all’interno dell’UE), con poco meno di 160'000 posti di lavoro. Si tratta in gran parte di piccole e medie imprese.
 
Il 70% della popolazione attiva è occupata nel settore terziario, il 28% nel secondario e il 2% nel primario.
 
Il 47% della popolazione attiva è costituito da lavoratori stranieri; quasi la metà della manodopera straniera è frontaliera, composta cioè di lavoratori che abitano nella vicina Italia, ma che lavorano nella Svizzera italiana, attraversando almeno una volta per settimana, a volte ogni giorno, la frontiera.
 
Il settore industriale, che è molto competitivo nell'elettromeccanica, nella chimica-farmaceutica e nella plastica, produce il 21% del PIL cantonale; la piazza finanziaria (incluse le assicurazioni) il 17,5%; il commercio (all'ingrosso e al dettaglio) l'11,2%; il ramo dei trasporti e delle comunicazioni il 6,9%; l'edilizia il 6,6%.
 
Si stima che il turismo, che è trasversale a diversi rami, contribuisca a produrre il 10,5% circa del PIL cantonale. In Ticino arrivano ogni anno circa 1,2 milioni di turisti e vi sono 3 milioni di pernottamenti nei circa 500 alberghi disponibili.
 
L'economia ticinese esporta beni e servizi per poco meno di 5 miliardi di franchi all'anno; il 68% verso i Paesi dell'Unione Europea. I primi quattro mercati d'esportazione sono l'Italia, la Germania, la Francia, il Nord America.
 

Le aree economiche di confine
La grande sfida che le imprese a carattere industriale sono chiamate ad affrontare nei prossimi anni è quella di una loro maggiore integrazione economica sia verso nord che verso sud. Gli accordi bilaterali Svizzera-Unione europea creano le premesse indispensabili per tale sviluppo.
 
L'area di riferimento delle nostre imprese si estende quindi in modo ragguardevole per includere le regioni con le quali fino ad ora solo alcune di esse intrattenevano delle relazioni per lo più di carattere commerciale.
 
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Fonte: Atlante socioeconomico della Regione insubrica
 
Nel prossimo futuro, in considerazione anche del processo di globalizzazione che tocca in ugual misura le grandi imprese come anche le PMI, le imprese industriali insediate sul nostro territorio saranno chiamate ad una maggiore ricerca e collaborazione con possibili partner che, per cultura e vicinanza, potranno essere individuati soprattutto nel bacino del Nord Italia.
 
Dalla tabella che segue è interessante notare come, tranne che in rarissimi casi (ad es. Milano), sia evidente la frammentazione, comune al Ticino e alle Province lombarde, in piccole e piccolissime imprese e la conseguente affinità di struttura economica delle aree geografiche interessate.
 
 
Confronto del settore manifatturiero delle aree limitrofe del Canton Ticino
 
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Dati aggiornati al 2000
 
 
 
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