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07.11.2008
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Keywords:
Trattative salariali
Trattative salariali e fine d'anno
Fanno un po’ di tenerezza, rilette oggi, le scaramucce di inizio estate fra il Presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori, Rudolf Stämpfli, ed i sindacati svizzeri.
Il primo già allora impegnato – eravamo ai primi di luglio – ad escludere di poter compensare interamente il rincaro ipotizzato alla fine dell’anno ed i secondi a pressarlo da vicino, fino a deriderlo per le sue previsioni, nemmeno fossimo già nell’imminenza di un’importante sigla contrattuale di settore.
Fanno tenerezza perché, forse mai come in questa fine d’anno, le preoccupazioni per il futuro economico anche più prossimo sembrano accomunare in misura speculare sia gli imprenditori che il mondo sindacale.
Il 2008 è stato finora, per l’industria ticinese, un anno relativamente buono.
Solo l’ultimo trimestre potrà ancora rovinare, ma solo in parte, un anno che sembra scivolar via con risultati generalmente positivi un po’ per tutti.
Ciò che preoccupa - e di molto – sono invece i venti di crisi che molti già avvertono e che tutti pronosticano per l’anno a venire.
I dubbi maggiori, senza nemmeno considerare il terremoto generale che deriverebbe a carico di tutto il sistema dal protrarsi della crisi dei mercati finanziari, sono per ora avviluppati attorno alla diminuzione delle commesse in portafoglio che, per alcuni settori, è già di dimensioni sensibili.
Nella migliore delle ipotesi, come ipotizza il KOF (Centro di analisi congiunturali del Politecnico federale di Zurigo), abbiamo davanti a noi almeno due trimestri consecutivi di crisi. Poi si vedrà. Ed il panico da mercati finanziari impazziti non aiuta di certo ad avere fiducia.
In questo poco entusiasmante contesto, le imprese affiliate all’AITI dichiarano comunque di vivere un clima sostanzialmente sereno in merito alle trattative salariali di fine anno. Sia quando c’è un contratto collettivo aziendale a condizionarne l’esito, sia in sua assenza. Il datore di lavoro e, quando esiste, la comunità contrattuale (d’azienda o di categoria) sembrano orientarsi verso il pressoché pieno riconoscimento del recupero del tasso d’inflazione.
In funzione della congiuntura e delle prospettive a breve-medio periodo del settore o dell’azienda, ci si orienta fra un minimo costituito dal rincaro calcolato sulla massa salariale e ridistribuito solo parzialmente sulla generalità dei dipendenti (ad alcuni dei quali verrebbe distribuita la differenza legandola al merito) ed un massimo in cui, oltre al cosiddetto carovita (2.6% previsto per il 31.12.2008) riconosciuto a tutti, viene aggiunta una variabile fra l’1 e l’1.5% legata al merito.
Un’indicazione, quella dello spezzettamento del rincaro fra una quota uguale per tutti ed una solo per il merito, che da anni è l’incontestata parola d’ordine dell’AITI. Una regola che, condivisa da tempo all’interno delle imprese, ha comunque consentito negli ultimi anni di buona congiuntura una progressione costante e congrua dei salari nominali dell’industria ticinese.
Oltre alla congiuntura potenzialmente esplosiva, quest’anno preoccupano fortemente alcune sgradite novità: i costi dell’energia elettrica, annunciati in fortissimo rialzo a partire dall’anno prossimo e, cosa imprevista fino a pochi mesi fa, l’innalzamento della pressione fiscale a carico dei lavoratori soprattutto frontalieri.
Il Cantone, infatti, ha messo a punto per i prossimi tre anni un progressivo incremento dell’imposta alla fonte che, globalmente, graverà per la bella cifra di 33.3 milioni (5.4 mio per il 2009 / 12.3 mio per il 2010 / 15.6 mio per il 2011).
Una vera e propria mazzata sul potere d’acquisto dei lavoratori frontalieri che, negli ultimi anni, dopo aver visto spesso compensata la perdita del loro potere d’acquisto in €uro dai loro datori di lavoro, stavano iniziando a ri-respirare da qualche settimana per l’apprezzamento del franco svizzero nei confronti dell’€uro. Si tratterebbe di un sensibile aumento della pressione fiscale a danno di un numero importante di collaboratori che riteniamo ingiusto e discriminatorio. Consideriamo che tale aggravamento fiscale sia improponibile anche perché avrebbe delle conseguenze gravi sul clima sociale nelle aziende E’ proprio vero che i mali non vengono mai da soli.
La speranza, di AITI e delle sue imprese, è che più che le sole trattative salariali, quest’anno alla serenità possa presto tendere anche la congiuntura industriale internazionale. Un fattore di grave incertezza che tiene in sospeso i cuori di tutti, non solo di imprese e sindacati.



