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06.12.2010
Trattative salariali di fine anno: la situazione economica resta difficile, priorità al mantenimento dei posti di lavoro
La ripresa economica in atto nel corso del 2010 è fragile e sarà probabilmente seguita presto da un rallentamento congiunturale. La priorità dell’economia ticinese resta dunque fissata sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Eventuali aumenti salariali per il 2011 non potranno che essere riconosciuti dalle imprese singolarmente e in base al merito.
Il 2010 ha fatto segnare una ripresa congiunturale di cui hanno beneficiato diversi rami del comparto industriale. Tuttavia si tratta in massima parte solo di un recupero sul difficilissimo 2009, caratterizzato da un crollo degli ordinativi e dei fatturati che ha messo a dura prova le imprese. Il ricorso all’orario di lavoro ridotto è stato generalmente importante e, anche se in misura attenuata, è continuato pure nel 2010 e proseguirà ancora nel 2011.
Le più attendibili e recenti previsioni congiunturali indicano un rallentamento del motore dell’economia nel corso del 2011. A livello generale, i pesanti disavanzi di molti paesi industrializzati si ripercuoteranno sulla loro capacità d’investimento. La profonda crisi congiunturale della fine del 2008 e del 2009 ha fatto segnare diversi mutamenti per le imprese, per lo più negativi. Il comportamento dei clienti è mutato anche radicalmente, con ordinativi inferiori al passato e sempre più a breve termine, senza alcuna garanzia particolare sulle ordinazioni successive. Il 2010 come detto ha fatto segnare una ripresa degli ordinativi, tuttavia in misura non ancora sufficiente per compensare le perdite del 2009.
A ciò si aggiungono i difficili rapporti di cambio, soprattutto in rapporto all’euro e al dollaro, che mettono sotto pressione le nostre imprese nell’ambito commerciale, con il rischio di perdere quote di mercato qualora il livello elevato del franco svizzero dovesse perdurare nel tempo.
Seri problemi, destinati ad aggravarsi, si riscontrano anche sul fronte dell’approvvigionamento di determinate materie prime, in provenienza dalle aree del sud est asiatico e del continente americano in particolare e fonte di lavorazione indispensabile per molte imprese specializzate e di “nicchia” come quelle ticinesi. Il prezzo di diverse materie prime, causa la loro rarefazione oppure a seguito della decisione di determinati paesi di ridurne l’esportazione, ha già causato un’impennata dei loro prezzi. A sua volta le imprese, non disponendo a volte pienamente dei materiali nei tempi necessari, rischiano di non poter dar seguito agli ordinativi richiesti.
Non da ultimo non possiamo non ricordare che a partire dal 2011 aumenteranno determinati oneri sociali (per il finanziamento dell’assicurazione disoccupazione e le indennità per perdita di guadagno) e il tasso principale dell’IVA dal 7,6 all’8 %. Anche i costi dell’energia, segnatamente l’energia elettrica, sono destinati ad aumentare nuovamente.
In un simile contesto appare pertanto del tutto fuori luogo parlare di aumenti salariali, oltretutto generalizzati, nella misura richiesta da determinate forze sindacali. Nonostante tutte le difficoltà, le imprese industriali del cantone Ticino sono riuscite nel passaggio della crisi congiunturale a mantenere in massima parte il personale in azienda, che rappresenta uno dei principali fattori di competitività delle imprese. Ed è sul mantenimento della maggior parte possibile dei posti di lavoro che tutte le forze responsabili del mondo del lavoro dovranno continuare a prestare la più intensa attenzione nel 2011.
Come indicato anche negli ultimi anni, l’AITI ribadisce in particolare che:
Tenendo in piena considerazione le oggettive prospettive a livello economico e congiunturale nel breve e medio termine, secondo l’AITI appare del tutto legittimo orientarsi verso un riconoscimento non generalizzato di eventuali aumenti salariali, calcolati sulla massa salariale e ridistribuiti singolarmente in base al merito.
Considerata l’incertezza e le prospettive di rapido mutamento che accompagnano l’attività di ogni singola azienda, saranno dunque queste ultime a commisurare l’ampiezza dell’eventuale incremento salariale per il prossimo anno. Realisticamente e in linea generale, è immaginabile che una maggioranza delle imprese potrà portare un contributo migliorativo definibile fra lo 0 e l’1 %, calcolato appunto sulla massa salariale e ridistribuito singolarmente in base al merito.

Le più attendibili e recenti previsioni congiunturali indicano un rallentamento del motore dell’economia nel corso del 2011. A livello generale, i pesanti disavanzi di molti paesi industrializzati si ripercuoteranno sulla loro capacità d’investimento. La profonda crisi congiunturale della fine del 2008 e del 2009 ha fatto segnare diversi mutamenti per le imprese, per lo più negativi. Il comportamento dei clienti è mutato anche radicalmente, con ordinativi inferiori al passato e sempre più a breve termine, senza alcuna garanzia particolare sulle ordinazioni successive. Il 2010 come detto ha fatto segnare una ripresa degli ordinativi, tuttavia in misura non ancora sufficiente per compensare le perdite del 2009.
A ciò si aggiungono i difficili rapporti di cambio, soprattutto in rapporto all’euro e al dollaro, che mettono sotto pressione le nostre imprese nell’ambito commerciale, con il rischio di perdere quote di mercato qualora il livello elevato del franco svizzero dovesse perdurare nel tempo.
Seri problemi, destinati ad aggravarsi, si riscontrano anche sul fronte dell’approvvigionamento di determinate materie prime, in provenienza dalle aree del sud est asiatico e del continente americano in particolare e fonte di lavorazione indispensabile per molte imprese specializzate e di “nicchia” come quelle ticinesi. Il prezzo di diverse materie prime, causa la loro rarefazione oppure a seguito della decisione di determinati paesi di ridurne l’esportazione, ha già causato un’impennata dei loro prezzi. A sua volta le imprese, non disponendo a volte pienamente dei materiali nei tempi necessari, rischiano di non poter dar seguito agli ordinativi richiesti.
Non da ultimo non possiamo non ricordare che a partire dal 2011 aumenteranno determinati oneri sociali (per il finanziamento dell’assicurazione disoccupazione e le indennità per perdita di guadagno) e il tasso principale dell’IVA dal 7,6 all’8 %. Anche i costi dell’energia, segnatamente l’energia elettrica, sono destinati ad aumentare nuovamente.
In un simile contesto appare pertanto del tutto fuori luogo parlare di aumenti salariali, oltretutto generalizzati, nella misura richiesta da determinate forze sindacali. Nonostante tutte le difficoltà, le imprese industriali del cantone Ticino sono riuscite nel passaggio della crisi congiunturale a mantenere in massima parte il personale in azienda, che rappresenta uno dei principali fattori di competitività delle imprese. Ed è sul mantenimento della maggior parte possibile dei posti di lavoro che tutte le forze responsabili del mondo del lavoro dovranno continuare a prestare la più intensa attenzione nel 2011.
Come indicato anche negli ultimi anni, l’AITI ribadisce in particolare che:
- è necessario evitare qualsiasi forma di automatismo, privilegiando la negoziazione;
- bisogna concedere alle imprese sufficiente flessibilità, anche se firmatarie di contratti collettivi;
- bisogna dare priorità alla situazione e alle prospettive delle singole imprese, evitando una visione generica di settore, commisurando la negoziazione salariale alla situazione specifica dell’azienda;
- è necessario applicare il principio del merito personale;
- deve sussistere rispondenza con le condizioni del mercato del lavoro.
Tenendo in piena considerazione le oggettive prospettive a livello economico e congiunturale nel breve e medio termine, secondo l’AITI appare del tutto legittimo orientarsi verso un riconoscimento non generalizzato di eventuali aumenti salariali, calcolati sulla massa salariale e ridistribuiti singolarmente in base al merito.
Considerata l’incertezza e le prospettive di rapido mutamento che accompagnano l’attività di ogni singola azienda, saranno dunque queste ultime a commisurare l’ampiezza dell’eventuale incremento salariale per il prossimo anno. Realisticamente e in linea generale, è immaginabile che una maggioranza delle imprese potrà portare un contributo migliorativo definibile fra lo 0 e l’1 %, calcolato appunto sulla massa salariale e ridistribuito singolarmente in base al merito.


