Trasfor di fronte all’atteggiamento di chiusura del sindacato
Nessuna proposta fondata da parte sindacale per mantenere la competitività dell’impresa
Netta la sensazione da parte padronale di essere di fronte ad atteggiamenti che mirano a punire l’azienda invece che aiutarla a uscire dalle difficoltà derivanti dal franco svizzero forte, che si traducono in una continua erosione dei margini di guadagno. E’ evidente che in una situazione nella quale le imprese svizzere sono troppo care a causa del franco forte, esse sono costrette a comprimere i costi aziendali, fra cui certamente anche i costi del personale. Da parte sindacale, in questa vertenza come più in generale per tutto il settore delle esportazioni, non giungono proposte solide che permettano di mantenere la competitività delle imprese ticinesi. Si dimentica inoltre troppo spesso che l’obiettivo ultimo di tutto questo esercizio di sopravvivenza fatto dalle imprese è la salvaguardia dell’occupazione. Non si può pretendere da imprese come Trasfor e da tutte le altre imprese, impegnate nella difesa della propria redditività e nel mantenimento delle quote di mercato, di far finta che la crisi non esista e che pertanto non si debba purtroppo ricorrere anche a misure che incidono sul personale in termini di contenimento salariale e aumento dell’orario di lavoro a parità di salario. Queste misure potranno tuttavia essere recuperate nel momento in cui soprattutto il franco svizzero sarà tornato a un livello di cambio ragionevole con l’euro.
Non esistono a nostro giudizio soluzioni alternative tali da permettere da sole a Trasfor di ritrovare l’adeguata redditività nell’attuale contesto monetario. L’atteggiamento sindacale di chiusura verso proposte temporanee di agire anche sui costi del personale, minaccia la capacità dell’impresa di adeguarsi ai movimenti dei mercati e rischia pertanto di ottenere l’effetto inverso quanto al mantenimento dell’occupazione.
Riteniamo, come già espresso in passato, che il ricorso all’art. 57 della Convenzione MEM, fatto da Trasfor per giustificare un aumento dell’orario di lavoro in una situazione di crisi legata al franco forte e di perdita di competitività, sia legittimo. Il sindacato invoca misure alternative per far fronte alla situazione, ma come abbiamo già detto, queste alternative non sono certamente sufficienti per recuperare i margini di guadagno persi.
Auspicando che le parti possano davvero trovare un’intesa soddisfacente, l’AITI non può che farsi interprete delle prerogative di Trasfor, azienda di riferimento nel contesto dell’economia cantonale, sostenendola nella sua azione a salvaguardia della propria capacità di esprimere volumi di fatturato e redditività sufficienti per progettare uno sviluppo futuro ulteriore dell’azienda di Molinazzo di Monteggio. E’ innegabile però a questo punto, che tra le soluzioni prospettate per Trasfor vi sarà pure quella di uno spostamento di parte dell’attività in zona euro.


