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01.03.2012

Nel Luganese c'è ancora spazio per nuove industrie? L'Agenzia Regionale per lo Sviluppo del Luganese (ARSL) intende scoprirlo

Anche se un'analisi di questo tipo – spiega il direttore dell'ARSL Martin Hilfiker – è piuttosto complessa e delicata, il santo vale la candela, perché una buona conoscenza di ciò che il mercato offre agevola una promozione economica efficace.

Quanti terreni edificabili liberi o stabilimenti dismessi sono a disposizione nel Luganese? Quanti di questi potrebbero essere "tagliati su misura" per nuove attività imprenditoriali? È per rispondere a queste domande che l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo del Luganese (ARSL) –  braccio operativo dell'omonimo Ente Regionale per lo Sviluppo (ERSL) –  ha da poco avviato una ricerca per approfondire il potenziale di sviluppo imprenditoriale connesso agli "spazi fisici" presenti nell’area geografica di riferimento, dal ponte-diga al Monte Ceneri. "Anche se un'analisi di questo tipo – ci spiega il direttore dell'ARSL Martin Hilfiker – fin dalle sue prime fasi si sta rivelando, per tutta una serie di motivi, piuttosto complessa e delicata, la nostra Agenzia ha comunque deciso di perseguire questo obiettivo, perché convinti che se si vuole promuovere la creazione e la localizzazione di nuove attività economiche o imprenditoriali, e allo stesso tempo non si vogliono perdere di vista la crescita e il mantenimento di posti di lavoro nel nostro comprensorio, occorre innanzitutto disporre di una mappatura dei terreni e degli stabilimenti disponibili. Una buona conoscenza di ciò che il mercato offre agevola una promozione economica efficace, a favore di chi intende sviluppare la propria attività imprenditoriale". Il santo, per l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo del Luganese, vale insomma la candela, in attesa che il Cantone fornisca alle 4 Agenzie regionali lo strumento che permetta di condividere, a livello cantonale, una banca dati dei terreni e degli immobili adatti ad attività industriali. 
L'unica analisi svolta in questo ambito è, lo ricordiamo, quella eseguita nel 2007 dall'Università della Svizzera italiana (USI) che, valutando il potenziale di riconversione degli edifici industriali dismessi in Ticino, ha riscontrato la presenza di 1'120 stabili industriali dismessi, distribuiti su una superficie di 7 milioni di metri quadrati, senza tuttavia addentrarsi nella valutazione e nella mappatura dei terreni liberi edificabili ancora a disposizione. Ne consegue che ancora oggi nessuno in Ticino conosce con precisione quali sono i terreni e i capannoni disponibili per nuove attività industriali.



 
 
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