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23.12.2011

Mille franchi per figlio: le aziende chiamate alla cassa (come volevasi dimostrare)

Nuovi oneri a carico delle imprese, già pesantemente confrontate alla crisi economica e alle conseguenze negative in termini di competitività derivanti dal franco svizzero forte. A parole soprattutto la politica esprime molta volontà di sostenere l’economia cantonale, ma nei fatti si decide anche altrimenti.

L’ultima novità concerne l’assegno di 1’000 franchi per nascita e adozione, votato dal Parlamento cantonale nel 2010 a strettissima maggioranza, che comporterà complessivamente una spesa supplementare di circa 3 milioni di franchi all’anno, a fronte di un sistema di assegni familiari fra i più generosi in Svizzera. Il Gran Consiglio aveva appunto accettato la mozione promossa dall’on. Giorgio Salvadè ma non si era espresso su chi dovesse finanziare questo nuovo assegno. Lo stesso promotore della mozione ha poi sostenuto in seguito che il finanziamento dell’assegno per ogni nuovo figlio nato o adottato dovesse essere messo a carico del Cantone. Il Consiglio di Stato non è tuttavia dello stesso parere e lo ha scritto nero su bianco nel messaggio al Parlamento del 15 dicembre 2011 con il quale si chiede la modifica della legge cantonale sugli assegni di famiglia, affermando infatti che “… ritiene che i nuovi assegni debbano essere finanziati tramite la riscossione di un contributo a carico dei datori di lavoro, dei salariati il cui datore di lavoro non sottostà all’obbligo di pagare i contributi e delle persone senza attività lucrativa”.

Ribadiamo quanto indicato già il 28 settembre 2010 in un comunicato stampa, dopo la decisione del Gran Consiglio di introdurre l’assegno di 1'000 franchi (indicizzato) e cioè che si tratta di un classico intervento finanziario “a pioggia” che andrà dunque a beneficio anche di chi non ne ha proprio bisogno. Lʼintento di invertire la rotta sul fronte della riduzione delle nascite è senzʼaltro lodevole – scrivevamo nel settembre 2010 – ma la soluzione adottata dal Gran Consiglio è sbagliata e inutile, perché nessuno farà più figli sapendo che potrà percepire un assegno di 1’000 franchi.

Si deve inoltre tornare a sottolineare il fatto che il cantone Ticino in particolare proprio alle famiglie permette deduzioni fiscali estremamente generose e dal 1o gennaio del 2010 ha potenziato il sostegno alla formazione dei giovani attraverso il Fondo cantonale per la formazione professionale, con un prelievo obbligatorio per tutte le imprese sulla massa salariale.

La proposta del Consiglio di Stato al Parlamento di addossare la spesa del nuovo assegno per nascita e adozione sulle spalle dei datori di lavoro stride con la volontà di sostenere l’economia del cantone Ticino, che in diversi settori è in forte difficoltà a seguito del franco forte e della crisi finanziaria dei paesi di riferimento quali mercati della nostra economia.
E non possiamo nascondere il timore che a questo aumento ne possano seguire altri, qualora ad esempio dovesse crescere il prelievo a carico delle imprese per finanziare il sistema degli assegni familiari.

L’AITI pertanto auspica che il Gran Consiglio voglia sostenere il punto di vista del promotore della mozione approvata dal Legislativo medesimo, non addossando a carico delle imprese un nuovo onere, oltretutto ricorrente.
Come indicavamo sempre nel settembre del 2010, si chiede continuamente all’economia cantonale uno sforzo per offrire posti di lavoro; nei fatti non si perde occasione invece per penalizzare chi contribuisce alla crescita e alla distribuzione del benessere e al sostegno degli enti pubblici attraverso il pagamento di un importante volume di imposte.
 

CS assegni famigliari 23.12.2011.pdf
 
 
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