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01.04.2011

L’Unione svizzera degli imprenditori sulle iniziative della sinistra e dei sindacati

“No” a lacci o lacciuoli sui salari: si mette in pericolo la ripresa

Non è il momento di mettere il bastone tra le ruote alla ripresa economica svizzera ponendo dei lacci o laccioli ai salari.  A sostenerlo prendendo posizione sulle ultime iniziative lanciate dai sindacati e dalla sinistra in tal senso è l’Unione svizzera degli imprenditori (USI) che boccia senza appello la proposta dell’Unione  sindacale svizzera (USS) di fissare nella legge un reddito minimo di 4mila franchi e quella dei Giovani socialisti secondo la quale lo stipendio più elevato in un’impresa non deve superare il più basso di oltre dodici volte.  “La ripresa non è ancora sicura – ha affermato nel corso di una conferenza stampa il presidente dell’USI Rudolf Stämpfli -  in particolare per le aziende esportatrici confrontate con il franco forte e la riduzione dei margini di guadagno”. Senza contare, ha aggiunto, che quello che sta accadendo in Libia e in Giappone, ma anche l’alto prezzo dell’energia elettrica e il debito persistente dell’UE costituiscono dei rischi che possono mettere in pericolo la ripresa”.

Entrando nel merito dell’iniziativa dell’USS che propone un salario minimo di 4mila franchi, Stämpli fa notare come tale proposta sia incompatibile con il nostro sistema flessibile e privo di fissazioni salariali. “Per principio – ha detto – sono il mercato e i partner sociali a determinare i salari”. In più, ha continuato il presidente dell’USI, introdurre un salario minimo di 4mila franchi spezzerebbe l’equilibrio degli stipendi in Svizzera e avrebbe effetti negativi sulle assunzioni e sul numero di impieghi nel nostro Paese, oltre ad essere contrario a un regime economico liberale. Ecco perché l’Unione svizzera degli imprenditori respinge anche l’iniziativa “1:12- Per salari equi” dei Giovani socialisti, giudicata “esagerata” e non appartenente al legislatore. “Niente – si è sottolineato – giustifica una tale intrusione nella politica salariale delle imprese, anche perché la fissazione dei salari dei quadri superiori appartiene ai proprietari o agli azionisti  dell’azienda.

L’Unione svizzera degli imprenditori invita poi a non abbassare la guardia neppure di fronte ai tentativi di proteggere i licenziamenti in corso con la revisione del diritto del lavoro (art. 336 CO) e a respingere inoltre l'iniziativa di Travail.Suisse che chiede 6 settimane di vacanza per tutti. “Un diritto di questo tipo ancorato nella legge  - precisa l’USI - limiterebbe il margine d'azione per soluzioni concordate tra i partner sociali e comporterebbe aumenti dei costi”
 
 
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