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22.10.2007 - Keywords: Trattative salariali

L'AITI e le trattative salariali di fine anno

Crescono sia i salari minimi che quelli medi. E’ il segnale non solo del positivo andamento economico, ma anche del fatto che le imprese premiano giustamente il merito, al di là degli slogan urlati del sindacato.

L’AITI osserva con soddisfazione che anche quest’anno le trattative salariali si stanno svolgendo in un quadro sostanzialmente non conflittuale e in un clima sereno, ispirato alla reciproca collaborazione.
Al di là dei toni roboanti utilizzati ancora recentemente dal sindacato, in particolare da Unia e dall’USS, che hanno formulato una rivendicazione di aumento generalizzato dei salari fra il 3 e il 4 %, l’AITI rileva come ci si stia in realtà muovendo verso situazioni molto più realistiche, che corrispondono ad un recupero del tasso d’inflazione previsto per fine anno (0.7% - stimato dall’Ufficio di statistica nel settembre 2007) e ad aumenti ancora superiori (1% – 2%) per settori e o aziende significativamente vitali dal punto di vista della congiuntura. Oltre a ciò quest’anno vi è anche l’oggettiva difficoltà di tentare un recupero, almeno parziale, del declassamento patito di fatto da alcune scale salariali del personale confinante, causato dal sostanzioso apprezzamento dell’euro rispetto al franco svizzero.
 
In realtà i dati salariali raccolti nelle ultime settimane da AITI dimostrano inequivocabilmente un aumento costante nel comparto industriale, sia dei salari minimi sia di quelli medi, ciò che risponde all’innegabile dimostrazione del fatto che le aziende premiano incontestabilmente il merito dei loro collaboratori.
Ancora una volta, insomma, le imprese industriali del cantone Ticino stanno facendo la loro parte nel tenere il più possibile conto delle prerogative e delle necessità dei lavoratori.
Nuovamente si afferma l’impegno imprenditoriale di soddisfare le ragionevoli richieste provenienti dal mondo del lavoro, appena l’impresa si trova nelle condizioni di poterlo fare.
Il positivo andamento economico, ancorché contenuto rispetto alla realtà nazionale e a quella di altri contesti internazionali, deve comunque e sempre tenere conto del costo del lavoro e degli altri oneri che gravano sulle imprese all’interno del quadro economico-industriale del Cantone Ticino. In questo senso, occorre considerare pienamente le prospettive a medio e lungo termine del comparto industriale e porre queste prospettive in rapporto alla competitività del sistema-Paese Svizzera (e Ticino), posta a sua volta a confronto con quella dei Paesi industrialmente più emergenti.
 
La presa in considerazione delle prospettive a medio e lungo termine viene sovente, ed erroneamente, ignorata in occasione delle trattative salariali di fine anno, nella misura in cui da parte sindacale si procede a rivendicazioni di aumenti che sono visibilmente in contrasto con la realtà economica e congiunturale e che non possono costituire alcun consolidamento della piazza economica in termini di posti di lavoro durevoli. L’AITI giudica molto negativamente e stigmatizza gli atteggiamenti inutilmente negativi e spesso persino populistici che puntualmente, purtroppo anche da parte sindacale, vengono proposti nei confronti delle imprese e che si traducono in un costante quanto strumentale ricorso alle manifestazioni di piazza. Anche le ripetute e inveritiere denunce di dumping salariale sono l’espressione di un vecchio modo di intendere l’azione sindacale.
 
E’ quantomeno stupefacente, infatti, che nonostante il dumping salariale sia di fatto sconosciuto nei rilevamenti periodici effettuati dal Forum industriale (organismo composto da AITI, UNIA e OCST), esso continui a dominare la scena della comunicazione generale di stampo sindacale. A nulla sembrano potere, pure, le costanti rassicurazioni che, almeno in campo industriale, continua a proporre la Commissione tripartita cantonale in materia di libera circolazione delle persone. Un modo vecchio, quello dell’ambigua azione sindacale dei tempi nostri, perché strumentalmente volto a gridare nella piazza e nei mass media l’ottenimento di condizioni che la nostra struttura economica non è in grado di reggere di fronte ai colpi incessanti della concorrenza internazionale. A ciò si collega, ad esempio, la recentissima presa di posizione dell’USS (Unione sindacale svizzera) di sostenere la raccolta delle firme da parte dell’Mps per l’iniziativa popolare cantonale “per un salario minimo legale” (minimo di Fr. 4'000.-) e, di pochi giorni fa, la vera e propria presa in ostaggio di tutta l’economia svizzera da parte della stessa USS che minaccia di non appoggiare gli accordi bilaterali nella probabile nuova votazione popolare del 2009, se non verrà rapidamente composta la vertenza che affligge il mondo dell’edilizia. Al di là degli slogan sindacali che tanto sembrano appassionare le piazze, più o meno spontaneamente, l’AITI continua comunque a compiacersi del fatto che in realtà, almeno nell’industria ticinese, la serenità fra dirigenza e maestranze è capillarmente diffusa.
 
L’AITI torna a ribadire che il ricorso al pragmatismo e il costante riferimento ad una pace sociale duratura, rimangono gli strumenti più idonei per consolidare il successo di imprese e lavoratori del nostro Cantone. Con l’avvicinarsi alla fine dell’anno, l’AITI spera che il buon senso, non solo non venga mai a mancare, ma sia pure un elemento preponderante del confronto e del dialogo fra le imprese e i loro collaboratori.

CS20071022.pdf
 
 
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