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06.06.2011
Ecco le opportunità del franco forte
Per il Direttore generale di Ginsana Michele Genovesi occorre puntare sul valore aggiunto dei prodotti e sull’acquisto di materie prime in mercati con valute più deboli
Il franco svizzero forte, soprattutto nei confronti dell'euro e del dollaro, mette sotto forte pressione le imprese esportatrici, comprimendo i loro margini. Nonostante tutto questo le esportazioni svizzere tengono il ritmo. Non esistono soluzioni miracolose per le imprese, ma come reagiscono queste ultime? Lo abbiamo chiesto a Michele Genovesi, Direttore generale di Ginsana SA, importante azienda del settore chimico-farmaceutico in Ticino.
Qual è, a suo giudizio, una via percorribile per cercare di resistere alla rivalutazione del franco svizzero nei confronti dell'euro? Diversificare geograficamente i clienti? Securizzare maggiormente i tassi di cambio?
Se la politica accetterà, come non mi auguro, un Franco strutturalmente forte nei confronti dell’Euro, l’uso di strumenti derivati quali le coperture a termine sui cambi rappresenta un’arma spuntata, in quanto tali coperture sono valide di fronte a cambi instabili, quando cioè le oscillazioni sono repentine e senza una trend ben definito. L’unica possibilità per un imprenditore è quindi quella di trasformare la minaccia di un Franco forte in un’opportunità. Come? La prima strada potrebbe essere quella di cercare di acquistare le materie prime in mercati con valute più deboli. Cambiare fornitore implica un rischio, ne sono cosciente, ma in questa fase è un rischio che merita di essere valutato. Tanto più che oggi i nuovi sistemi informatici e l’utilizzo di acquisti su internet possono facilitare questa attività. Un’altra via è quella di spingere ancora di più sul valore aggiunto offerto dai nostri prodotti, puntando sull’efficienza interna dei processi e sull’innovazione. A titolo esemplificativo negli ultimi 5 anni in Ginsana abbiamo migliorato del 20% il rapporto tra costi di produzione e numero di confezioni prodotte e non ci sentiamo ancora soddisfatti. La sfida dei mercati si vince con i prodotti migliori, non con la valuta più debole. Se proprio dovessi scegliere tra avere un portafoglio di prodotti innovativi o un Franco svalutato non avrei dubbi, prenderei i primi. Avere prodotti interessanti è una “conditio sine qua non” per aprirsi a nuovi mercati. Internazionalizzare un business è un’attività che richiede idee chiare, pianificazione, e soprattutto una solida base di prodotti che possano suscitare interesse in Paesi molto diversi tra loro. Non ci si può accostare all’internazionalizzazione con l’idea “provo e vedo come va”. Anche perché è più difficile lanciare prodotti nuovi, sapendo di dover scontare una perdita di competitività dovuta alla nostra valuta troppo forte. Ecco perché, prima di aprirsi a nuovi mercati, occorre chiedersi se l’obiettivo primario è la crescita di quote di mercato o quello del profitto marginale. Se l’obiettivo è la crescita delle quote di mercato, bisogna accettare una compressione dei margini, puntando a un recupero di efficienza in futuro. Se viene prima il profitto, occorre accettare l’idea di operare in nicchie di mercato piuttosto ristrette, senza raggiungere il massimo potenziale dei prodotti.
Qual è, a suo giudizio, una via percorribile per cercare di resistere alla rivalutazione del franco svizzero nei confronti dell'euro? Diversificare geograficamente i clienti? Securizzare maggiormente i tassi di cambio?
Se la politica accetterà, come non mi auguro, un Franco strutturalmente forte nei confronti dell’Euro, l’uso di strumenti derivati quali le coperture a termine sui cambi rappresenta un’arma spuntata, in quanto tali coperture sono valide di fronte a cambi instabili, quando cioè le oscillazioni sono repentine e senza una trend ben definito. L’unica possibilità per un imprenditore è quindi quella di trasformare la minaccia di un Franco forte in un’opportunità. Come? La prima strada potrebbe essere quella di cercare di acquistare le materie prime in mercati con valute più deboli. Cambiare fornitore implica un rischio, ne sono cosciente, ma in questa fase è un rischio che merita di essere valutato. Tanto più che oggi i nuovi sistemi informatici e l’utilizzo di acquisti su internet possono facilitare questa attività. Un’altra via è quella di spingere ancora di più sul valore aggiunto offerto dai nostri prodotti, puntando sull’efficienza interna dei processi e sull’innovazione. A titolo esemplificativo negli ultimi 5 anni in Ginsana abbiamo migliorato del 20% il rapporto tra costi di produzione e numero di confezioni prodotte e non ci sentiamo ancora soddisfatti. La sfida dei mercati si vince con i prodotti migliori, non con la valuta più debole. Se proprio dovessi scegliere tra avere un portafoglio di prodotti innovativi o un Franco svalutato non avrei dubbi, prenderei i primi. Avere prodotti interessanti è una “conditio sine qua non” per aprirsi a nuovi mercati. Internazionalizzare un business è un’attività che richiede idee chiare, pianificazione, e soprattutto una solida base di prodotti che possano suscitare interesse in Paesi molto diversi tra loro. Non ci si può accostare all’internazionalizzazione con l’idea “provo e vedo come va”. Anche perché è più difficile lanciare prodotti nuovi, sapendo di dover scontare una perdita di competitività dovuta alla nostra valuta troppo forte. Ecco perché, prima di aprirsi a nuovi mercati, occorre chiedersi se l’obiettivo primario è la crescita di quote di mercato o quello del profitto marginale. Se l’obiettivo è la crescita delle quote di mercato, bisogna accettare una compressione dei margini, puntando a un recupero di efficienza in futuro. Se viene prima il profitto, occorre accettare l’idea di operare in nicchie di mercato piuttosto ristrette, senza raggiungere il massimo potenziale dei prodotti.

