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11.11.2009 - Keywords: Votazioni federali, Votazioni cantonali

Votazione federale e cantonale del 29 novembre: AITI e Camera di commercio esprimono due SÌ e un NO

In vista della votazione federale e della votazione cantonale del prossimo 29 novembre, lʼAssociazione industrie ticinesi e la Camera di commercio sostengono a livello cantonale la riduzione dellʼaliquota dʼimposta sullʼutile delle persone giuridiche e a livello federale il finanziamento speciale del traffico aereo, mentre si oppongono allʼiniziativa “Per il divieto di esportare materiale bellico”.

Votazione cantonale: SÌ alla riduzione dellʼaliquota dʼimposta sullʼutile delle persone giuridiche

LʼAITI e la Camera di commercio e dellʼindustria, dellʼartigianato e dei servizi del cantone Ticino sostengono la riduzione dellʼimposta sullʼutile delle persone giuridiche dal 9 allʼ8,5 % a decorrere dal periodo fiscale 2010. Le due organizzazioni non possono tuttavia non rilevare come ancora una volta la politica ticinese abbia trovato il modo di dividersi attorno ad una misura comunque contenuta, quando invece altri Cantoni da tempo stanno agendo senza indugi sul fronte di una riduzione orientata e mirata della fiscalità a carico sia delle imprese e società sia delle persone fisiche. Qualunque sia il responso della votazione, sia lʼAITI sia la Camera di commercio sottolineano lʼimportanza di guardare oltre il singolo risultato, per evidenziare già sin dʼora lʼassoluta necessità di proseguire anche in Ticino sulla strada delle riforme fiscali e di sgravi fiscali mirati e ragionevoli.

La riduzione dellʼaliquota sugli utili delle persone giuridiche è un passo modesto se confrontato agli sgravi fiscali adottati negli ultimi anni da altri Cantoni, ma permette comunque al cantone Ticino di riprendere la strada della riduzione del carico fiscale, sulla quale il cammino dovrà in seguito proseguire in maniera più incisiva. La riduzione prospettata delle entrate fiscali per le casse cantonali è limitata, mentre i Comuni hanno la possibilità di non applicare la riduzione dʼimposta sino al periodo fiscale 2011. Questa riduzione non è affatto un regalo alle imprese e alle società; si ribadisce inoltre che sgravare fiscalmente le aziende che fanno utili è una misura importante, in quanto questi utili almeno in buona parte finiscono per essere reinvestiti a favore della capacità concorrenziale dellʼimpresa e infine a sostegno dei posti di lavoro, ciò che appare fondamentale in un periodo di grosse difficoltà congiunturali.

 

Votazione federale: SÌ al finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo

La modifica dellʼarticolo 86 della Costituzione federale serve a migliorare le condizioni quadro in base alle quali opera lʼaviazione svizzera, per rendere questʼultima sempre più competitiva. Attualmente la metà del prodotto netto dellʼimposta sui carburanti 2 utilizzati dallʼaviazione, che colpisce sia i voli interni sia i voli privati, finisce nella cassa generale della Confederazione, mentre lʼaltra metà è destinata al traffico stradale. Con il decreto in votazione si crea la base giuridica che consente di ripartire diversamente i proventi dellʼimposta, cioè destinando allʼaviazione i proventi che attualmente vanno a vantaggio del traffico stradale. Questi proventi dovranno tuttavia essere utilizzati per finanziare provvedimenti volti a promuovere la sicurezza tecnica, a prevenire gli attacchi terroristici e a proteggere lʼambiente. Un sostegno al decreto è inoltre nellʼinteresse degli aeroporti regionali.

 

Votazione federale: NO allʼiniziativa popolare “Per il divieto di esportare materiale bellico”

AITI e Camera di commercio sono contrari allʼiniziativa, lʼennesima, che vuole vietare lʼesportazione di materiale dʼarmamento. Lʼopposizione allʼiniziativa non deriva solo dal fatto che essa mette in pericolo diecimila posti di lavoro e un settore dellʼeconomia che genera comunque un volume di esportazioni di circa mezzo miliardo di franchi allʼanno, ma anche dal fatto che questa iniziativa mette in pericolo la sicurezza della Svizzera. In caso di conflitto o di forti tensioni internazionali, senza industria dellʼarmamento la Svizzera dovrebbe infatti dipendere totalmente dallʼestero.

La legislazione elvetica in materia dʼesportazioni di materiale bellico è giustamente severa e applica criteri dʼautorizzazione particolarmente rigidi. Inoltre, contrariamente a diversi stati europei la Svizzera limita le esportazioni verso lʼAfrica, lʼAsia, il vicino Oriente e lʼAmerica latina a causa della precaria situazione dei diritti umani in determinati paesi appartenenti a queste aree geografiche. Di fatto lʼesportazione di materiale bellico prodotto in Svizzera si rivolge sostanzialmente ad altri paesi europei. La realtà dei fatti dimostra che gli abusi in materia di uso allʼestero di materiale bellico elvetico sono rari.

Che lʼiniziativa sia estremamente debole è dimostrato anche dal fatto che gli stessi iniziativisti hanno previsto misure finanziarie importanti per venire incontro a quelle regioni svizzere dove si perderebbero migliaia di posti di lavori qualora lʼiniziativa venisse accolta. Le perdite finanziarie, fiscali e a carico delle assicurazioni sociali sarebbero infatti ingenti e dovrebbero essere compensate da nuovi versamenti pubblici, ciò che in un momento particolarmente delicato dal punto di vista economico appare del tutto assurdo.

CS20091111.pdf

 
 
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