Trattative salariali di fine anno: priorità al mantenimento dei posti di lavoro
In una fase economica e congiunturale estremamente difficile, senza alcuna reale prospettiva di una rapida quanto solida ripresa dellʼeconomia, la priorità per il prossimo anno deve essere data al mantenimento dei posti di lavoro. Eventuali aumenti salariali potranno essere riconosciuti dalle imprese singolarmente e in base al merito.
Il 2009 sarà certamente archiviato come un anno estremamente difficile per lʼindustria ticinese, settore votato alle esportazioni, particolarmente colpita dalle conseguenze della crisi congiunturale, che ha determinato un crollo in una certa misura generalizzato delle ordinazioni e dei fatturati delle imprese. Inoltre, il poco favorevole tasso di cambio fra franco svizzero e altre monete di riferimento, come ad esempio il dollaro, pone ulteriormente sotto pressione lʼindustria dʼesportazione orientata al mercato americano e a quelli europei.
Il ricorso allo strumento dellʼorario di lavoro ridotto ha permesso sin qui di mantenere al lavoro gran parte della manodopera, ma non può impedire una fase di riorganizzazione e ristrutturazione delle imprese, che avrà inevitabilmente delle conseguenze sul mercato del lavoro. Nonostante tutte le difficoltà le imprese industriali unitamente ai rappresentanti dei lavoratori sono impegnati in questa fase nellʼanalisi delle possibilità e delle modalità con le quali si potranno evitare nella misura massima possibile dei licenziamenti.
Ma proprio perché non si elevano allʼorizzonte sicure luci di una stabile ripresa economica, anzi le prospettive sono piuttosto quelle di una debole crescita economica a partire dalla seconda metà del 2010, che non potrà in ogni caso compensare le perdite economiche e finanziarie del 2009, la priorità deve essere data realisticamente al mantenimento dei posti di lavoro e non ad un aumento automatico quanto generalizzato delle retribuzioni. Senza dimenticare il fatto che il rincaro è addirittura negativo.
In questo senso lʼAITI non può che ribadire quanto espresso a più riprese in passato e cioè che:
- è necessario evitare qualsiasi forma di automatismo, privilegiando la negoziazione; >
- bisogna concedere alle imprese sufficiente flessibilità, anche se firmatarie di contratti collettivi;
- bisogna dare priorità alla situazione e alle prospettive delle singole imprese, evitando una visione generica di settore, commisurando la negoziazione salariale alla situazione specifica dellʼazienda;
- è necessario applicare il principio del merito personale, ciò che caratterizza sempre più anche il settore pubblico;
- occorre avere maggiore rispondenza con le condizioni del mercato del lavoro.
Ciò premesso e ribadito, tenendo in piena considerazione le oggettive prospettive economico-congiunturali a breve e medio termine, a detta dellʼAITI appare del tutto legittimo orientarsi verso un riconoscimento non generalizzato di eventuali aumenti salariali, realisticamente definibili fra lo 0 e lʼ1 %, calcolati sulla massa salariale e ridistribuiti singolarmente in base al merito.
LʼAITI ribadisce che il ricorso al pragmatismo e il costante riferimento ad una pace sociale duratura, rimangono gli strumenti più idonei per consolidare il successo di imprese e lavoratori del cantone Ticino. Con lʼavvicinarsi della fine dellʼanno, lʼAITI auspica che il buon senso non solo non venga mai a mancare, ma sia pure un elemento preponderante del confronto e del dialogo fra le imprese e i propri collaboratori.


