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23.04.2008 - Keywords: Finanze cantonali, Fiscalità, Votazioni cantonali

L'AITI e le finanze cantonali

Il 1° giugno NO all’iniziativa della Lega dei ticinesi, SÌ ad un serio piano di risanamento

La fiscalità deve restare competitiva ma va inserita in un contesto di risanamento effettivo delle finanze cantonali. Per questo è necessario che il Governo mostri rapidamente le sue intenzioni concrete sul fronte del contenimento della crescita della spesa pubblica e sul nuovo orientamento dei compiti dello Stato. In questo senso, per l’AITI, sono da escludere tutte le azioni che possono configurare aumenti del carico fiscale a carico delle imprese industriali.

L’AITI non ha mai cessato di seguire con attenzione in tutta la sua storia il problema  del carico fiscale, in quanto una fiscalità moderata continua a costituire uno dei più  importanti vantaggi competitivi. Ciò è ancora più valido oggi, in un contesto di  accresciuta concorrenza fiscale a livello internazionale e anche sul piano  intercantonale. Ma il tema fiscale non può continuare ad essere enfatizzato per motivi  di propaganda elettorale, come sta avvenendo oramai dal 2005, esasperando  l’incertezza e facendo temere che la stabilità del quadro fiscale, particolarmente  preziosa per la pianificazione aziendale, non sia più considerata anch’essa un  vantaggio competitivo. 

Soprattutto l’AITI è convinta che una auspicabile politica di significativi sgravi fiscali è  applicabile e può portare benefici altrettanto significativi, solo a condizione che il  bilancio dello Stato si trovi in una situazione equilibrata, sia nel presente, sia in  prospettiva e che il debito pubblico sia sostenibile. Si rischia altrimenti – e oggi  secondo l’AITI ci troviamo proprio in questa situazione – di compromettere altri  vantaggi competitivi ugualmente importanti di una ancora più moderata imposizione  fiscale. 

Quindi, se da un lato il cuore ci inciterebbe a guardare con simpatia ad un ritocco verso il basso del carico fiscale che potrebbe al limite, anche se traumaticamente, obbligare  lo Stato ad imboccare finalmente la via delle riforme del suo funzionamento, dall’altro  lato la ragione ci dice che la situazione economica presente e soprattutto quella futura,  richiede che si congeli temporaneamente l’annoso dibattito spesso strumentalizzato su  più o meno sgravi fiscali, per focalizzarsi invece sul problema oramai urgente dello  squilibrio delle finanze pubbliche, causato principalmente dal livello non più sostenibile  dei costi dello Stato. 

L’AITI esprime quindi un “no” all’iniziativa fiscale della Lega dei ticinesi nell’attuale contesto economico e finanziario; iniziativa che potrà ridiventare attuale, soprattutto sul piano dell’imposizione delle persone giuridiche, non prima della realizzazione di riforme strutturali che assicurino un duraturo riequilibrio del bilancio pubblico.

In più occasioni in passato l’AITI ha avuto modo di evocare e sottolineare l’importanza  da parte del Governo di adottare una sorta di “Piano industriale” che permettesse una  nuova organizzazione dei compiti e del funzionamento dello Stato. Un “Piano” che  deve necessariamente indicare gli obiettivi prioritari, le tappe di realizzazione, i  parametri di controllo dello stato di avanzamento. Questo “Piano” non potrà non  affrontare il tema della valorizzazione delle risorse umane in seno all’ente pubblico, che  si traduce anche nel ricorso a principi di meritocrazia ed eccellenza. Anche sul fronte  dei sussidi e dei contributi elargiti dallo Stato occorre dare un segnale forte, cioè  intraprendere una profonda analisi e adottare quelle misure di razionalizzazione e di  selezione che devono permettere di andare al di là delle singole prerogative  dipartimentali e delle logiche pre- e postelettorali.   

Proprio perché è necessario un consenso politico il più ampio possibile e proprio perché tale consenso realisticamente non può che essere costruito con fatica e pazienza nell’attuale panorama politico, l’auspicio dell’AITI è anche quello che il Governo esprima rapidamente le linee d’intervento e i contenuti necessari a realizzare il primo importante passo dell’attuale legislatura, ossia il risanamento dei conti pubblici e il pareggio di bilancio. Un ritardo oltre misura su questo fronte suonerebbe incomprensibile e rischierebbe di pregiudicare il risultato di un riequilibrio dei conti pubblici supportato da un ragionevole quanto ampio consenso politico che deve costituire le premesse per interventi incisivi e duraturi da noi da tempo auspicati. 

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