L'AITI e le finanze cantonali
Il 1° giugno NO all’iniziativa della Lega dei ticinesi, SÌ ad un serio piano di risanamento
L’AITI non ha mai cessato di seguire con attenzione in tutta la sua storia il problema del carico fiscale, in quanto una fiscalità moderata continua a costituire uno dei più importanti vantaggi competitivi. Ciò è ancora più valido oggi, in un contesto di accresciuta concorrenza fiscale a livello internazionale e anche sul piano intercantonale. Ma il tema fiscale non può continuare ad essere enfatizzato per motivi di propaganda elettorale, come sta avvenendo oramai dal 2005, esasperando l’incertezza e facendo temere che la stabilità del quadro fiscale, particolarmente preziosa per la pianificazione aziendale, non sia più considerata anch’essa un vantaggio competitivo.
Soprattutto l’AITI è convinta che una auspicabile politica di significativi sgravi fiscali è applicabile e può portare benefici altrettanto significativi, solo a condizione che il bilancio dello Stato si trovi in una situazione equilibrata, sia nel presente, sia in prospettiva e che il debito pubblico sia sostenibile. Si rischia altrimenti – e oggi secondo l’AITI ci troviamo proprio in questa situazione – di compromettere altri vantaggi competitivi ugualmente importanti di una ancora più moderata imposizione fiscale.
Quindi, se da un lato il cuore ci inciterebbe a guardare con simpatia ad un ritocco verso il basso del carico fiscale che potrebbe al limite, anche se traumaticamente, obbligare lo Stato ad imboccare finalmente la via delle riforme del suo funzionamento, dall’altro lato la ragione ci dice che la situazione economica presente e soprattutto quella futura, richiede che si congeli temporaneamente l’annoso dibattito spesso strumentalizzato su più o meno sgravi fiscali, per focalizzarsi invece sul problema oramai urgente dello squilibrio delle finanze pubbliche, causato principalmente dal livello non più sostenibile dei costi dello Stato.
L’AITI esprime quindi un “no” all’iniziativa fiscale della Lega dei ticinesi nell’attuale contesto economico e finanziario; iniziativa che potrà ridiventare attuale, soprattutto sul piano dell’imposizione delle persone giuridiche, non prima della realizzazione di riforme strutturali che assicurino un duraturo riequilibrio del bilancio pubblico.
In più occasioni in passato l’AITI ha avuto modo di evocare e sottolineare l’importanza da parte del Governo di adottare una sorta di “Piano industriale” che permettesse una nuova organizzazione dei compiti e del funzionamento dello Stato. Un “Piano” che deve necessariamente indicare gli obiettivi prioritari, le tappe di realizzazione, i parametri di controllo dello stato di avanzamento. Questo “Piano” non potrà non affrontare il tema della valorizzazione delle risorse umane in seno all’ente pubblico, che si traduce anche nel ricorso a principi di meritocrazia ed eccellenza. Anche sul fronte dei sussidi e dei contributi elargiti dallo Stato occorre dare un segnale forte, cioè intraprendere una profonda analisi e adottare quelle misure di razionalizzazione e di selezione che devono permettere di andare al di là delle singole prerogative dipartimentali e delle logiche pre- e postelettorali.
Proprio perché è necessario un consenso politico il più ampio possibile e proprio perché tale consenso realisticamente non può che essere costruito con fatica e

