A distanza di circa un mese dal Consiglio degli Stati, anche il Consiglio Nazionale si accinge a discutere il rinnovo, dopo il 2009, dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone e la sua estensione (con condizioni particolari e secondo un prudente periodo transitorio) alla Bulgaria e alla Romania.
Anche in questa occasione, l’AITI conferma il suo sostegno a questa importantissima condizione-quadro dell’attività industriale nel nostro Paese.
Dall’entrata in vigore dell’Accordo, il 1° giugno 2002, la libera circolazione delle persone, pur fra mille tensioni soprattutto in Ticino, ha prodotto gli effetti positivi previsti: l’immigrazione è evoluta in modo controllato e si è adeguata alle necessità dell’economia; occorre rilevare che si è registrato l’arrivo in Svizzera di manodopera prevalentemente qualificata e addirittura altamente qualificata. Non sono state osservate ripercussioni negative, né sull’evoluzione dei salari, né sul tasso di disoccupazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, le condizioni lavorative e remunerative in Svizzera sono rispettate. L’Accordo riveste un’importanza decisiva per la nostra economia ed il nostro mercato del lavoro: esso permette di assumere più facilmente quella particolare manodopera che scarseggia in Svizzera. L’Accordo conferisce maggiore attrattiva alla piazza economica elvetica, permette di trarre vantaggio dalla congiuntura favorevole, stimola la crescita economica assicurando pertanto benessere e creazione di posti di lavoro.
In merito all’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP), rimangono due decisioni in sospeso:
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il rinnovo dopo il 2009 dell’ALCP
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l’estensione dell’ALCP alla Bulgaria e alla Romania
L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) esercita un’influenza decisiva sull’economia e la crescita: esso permette non solo di mantenere il livello occupazionale, ma anche di creare nuovi posti di lavoro. Rinnovando l’Accordo ed estendendolo in modo coerente ai “nuovi” Stati membri, la Svizzera rinsalda le proprie relazioni bilaterali e preserva in tal modo il suo accesso al mercato interno dell’Unione europea forte di 490 milioni di potenziali consumatori. Dall’introduzione graduale della libera circolazione delle persone, sei anni fa, le esperienze sono state prevalentemente positive. Le preoccupazioni paventate all’inizio non si sono avverate: l’immigrazione si è adeguata alle necessità economiche e la disoccupazione è calata notevolmente grazie alla congiuntura economica favorevole. Non sono state riscontrate sistematiche pressioni verso il basso sui salari. Del resto, le assicurazioni sociali non hanno dovuto intervenire massicciamente, né hanno registrato abusi palesi (il cosiddetto ”turismo della sicurezza sociale”). La Svizzera è riuscita a cautelarsi da questi rischi grazie all’adozione delle misure di accompagnamento e dell’apertura progressiva e controllata dei mercati del lavoro.
In un frangente di così grande importanza, l’AITI desidera corroborare il suo ormai noto sostegno a tutta la questione degli accordi bilaterali Svizzera-UE e, in particolare, alla libera circolazione delle persone.
Benché altri elementi degli accordi – rimozione degli ostacoli tecnici al commercio ed il dossier ricerca, ad es. – siano pure di grande rilevanza strategica per i piani di sviluppo delle nostre attività industriali, l’AITI é cosciente che, a livello popolare e politico, sia proprio l’Accordo sulla libera circolazione delle persone quello più controverso. A questo proposito e nel contesto, proprio, della prossima discussione del Consiglio Nazionale, l’AITI ricorda di aver costituito già nel lontano 2000 il Forum industriale ticinese. Con OCST ed UNIA, che insieme all’AITI costituiscono appunto il Forum Industriale ticinese, l’industria ticinese ha infatti visto costantemente monitorati i livelli salariali di un campione molto rappresentativo di imprese industriali ed in quasi dieci anni non si è mai praticamente osservata un’anomalia dell’applicazione degli accordi in ambito industriale.
Il Forum industriale ticinese, come detto organo paritetico fra AITI, OCST e UNIA, controlla e vigila infatti costantemente da anni, e con cadenza all’incirca trimestrale, che non si verifichino abusi nell’utilizzo della manodopera di origine comunitaria e, soprattutto, che i livelli salariali per quel tipo di manodopera non decrescano in rapporto ai compensi salariali corrisposti nell’era pre-liberalizzazione.
Il lavoro del Forum industriale ticinese, in questo senso, è stato ed è costante e minuzioso. Anche se le conferme positive che giungono costantemente all’AITI da parte sindacale in questo delicato ambito stentano – lo si può forse capire – a farsi largo nel campo della comunicazione, l’AITI non può non rilevare che i salari minimi all’assunzione – soprattutto per la manodopera confinante che, anche nell’era attuale costituisce sempre la metà circa degli occupati nell’industria ticinese – sono sempre costantemente aumentati anno per anno e, spesso, con punti percentuali che hanno superato il rincaro prodotto dal tasso d’inflazione.
In nessun caso ed in nessuno dei circa dieci anni di osservazione da parte del Forum industriale ticinese, si sono mai verificati casi di assunzione “sotto costo” (dumping) e o di metodiche “sostituzioni” di manodopera (qualificata e non) a salari più bassi.
Oltre a ciò è stato possibile per l’AITI, sempre con OCST e UNIA, siglare un gentlemen agreement per la manodopera interinale, attraverso il quale ci si impegna vicendevolmente a corrispondere (e a far corrispondere) salari regolari anche per i lavoratori presi a prestito dalle agenzie interinali.
Così come, dopo lunghissimi anni di discussione, a siglare accordi in settori industriali dalla storia particolarmente travagliata, come ad es. quello orologiero, che stanno gradatamente recuperando (scale salariali progressive) livelli di retribuzione che, nel periodo pre-liberalizzazione, erano praticamente impensabili.
È naturalmente gradita, da parte di AITI, una gentile conferma sindacale, OCST e UNIA in specie, circa la veridicità di quanto qui affermato.
La libera circolazione delle persone, così come tutti gli altri accordi bilaterali Svizzera-UE, si stanno rivelando infatti di grande vantaggio, non solo per il mondo delle imprese, ma anche per quello dei lavoratori. Ammettere che, almeno in campo industriale, tutto si è svolto e si sta svolgendo in modo corretto e utile per il mondo del lavoro é, non solo un atto dovuto a chi, anche in campo industriale, si adopera quotidianamente a favore del rispetto delle regole, ma anche di chiara onestà intellettuale e di obiettiva visione storica. Altra cosa, purtroppo, sono i discorsi da bar che, spesso, imperversano attorno a questo argomento in Ticino e il rumoroso silenzio di tanta parte della nostra società cantonale (non solo politica) che, per convenienza di certo, vista l’aria che tira, tralascia sovente di impegnarsi come dovrebbe (e potrebbe) per accompagnare gli industriali nello spiegare come la capacità di intraprendenza possa trasformare le “nuove libertà” di stampo eurosvizzero in una insostituibile e preziosissima occasione di crescita per tutto il Cantone. Gli aggiornamenti sul tema sono già da oggi garantiti. Non da ultimo, per l’appuntamento del 17 maggio 2009, ovvero per la data della votazione più che probabile sul referendum che (certamente) verrà. Affaire a suivre.